A tale of..
Era di nuovo lì. Un'altra volta. Davanti a lui una distesa desolata, la calma e il silenzio, i fili d'erba che si piegavano sotto la lieve brezza che ogni tanto tangeva quella landa così estesa..

Il suo compito era chiaro. In fondo non era di certo la prima volta che gli veniva affidato un incarico del genere. Era preparato a tutto, ma nella sua testa continuava ad aleggiare il desiderio di finire tutto il prima possibile e tornare a casa sano e salvo.
Il sole era alto in cielo. Un cielo terso, macchiato solo da poche nuvole. Alzando lo sguardo per osservarlo, una goccia di sudore gli scorse sulla guancia. Si chinò a prendere un ciuffo d'erba, ne constatò l'umidità e lasciò cadere per terra i fili. Si rialzò, scrutò di nuovo il campo davanti a sè, si pulì le ormai numerose gocce di sudore che scendevano lungo il suo viso. Imbracciò la sua arma, montò sul suo destriero. Era ora.
I nemici erano centinaia.. Anzi migliaia.. Se non addirittura di più. Lui però non era intimorito. Era quasi un lavoro di routine per lui. Roba da poco, pensava tra sè mentre avanzava. Le sue lame erano state affilate minuziosamente, come sempre. Essenziali per il lungo scontro che aveva davanti a sè, non poteva trascendere dal rischio di logorio di esse. Davanti a sè i nemici lo attendevano, quasi come intimoriti. Caricò. I suoi avversarsi arretrarono quel poco prima di essere travolti.
Le sue lame routavano in continuazione. Da ogni angolazione venissero venivano puntualmente fermati, colpiti, feriti e eliminati. Non erano avversari degni di lui, se solo non fosse stato per il loro numero. Uno dopo l'altro venivano travolti dalla furia delle sue due lame. A vederlo da lontano sembrava danzasse in mezzo alla bolgia; una lunga ed interminabile danza, attraverso quella radura, sede ormai già di innumerevoli battaglie. Quel terreno lo conosceva a memoria.. Ogni buca, ogni scollinamento, ogni zona con un diverso tipo di terra a cui adattarsi.. Lui ormai lo conosceva.
I corpi dilaniati si facevano ormai fatica a contare. Ogni tanto si fermava quel poco che serviva per constatare il posizionamento suo rispetto a quello dei suoi avversari. Era sì superiore, ma una cattiva avanzata poteva essere letale e metterlo con le strette al muro seppur mancassero di intelligenza e senso dell'organizzazione. Il suo compito procedeva comunque senza particolari intoppi. "Ordinaria amministrazione" si disse tra di sè.
Era difficile per lui mantenere la concentrazione per tutto quel tempo. Ormai era più di un ora che lottava. La sua mente iniziò a rilassarsi a tratti per la fatica; quel giorno il sole era alto in cielo e il suo calore lo martoriava.
Era conscio del fatto che le condizioni atmosferiche lo avrebbero in qualche modo svantaggiato, ma ciononostante continuò fiducioso. Faceva fatica a guardarsi intorno, cercando di concentrarsi solo su ciò che gli si parava di fronte e nelle vicinanze, ma era sicuro che era quasi finita. I nemici apparivano sempre più di rado e anche loro erano piegati dalla fatica. Fu allora che decise di lasciare le sue lame a terra e di cambiare arma, più adatta a gruppi poco numerosi.
Non si trattava di un arma convenzionale, ma estremamente efficace e maneggevole. Volendo parlarne in gergo quasi artistico la si potrebbe definire quasi una "rifinitura". Era un lungo filo estremamente tagliente, che usato sapientemente era in grado di tagliare qualsiasi cosa. La sua leggerezza era il suo punto di forza. A differenza delle due lame estremamente pesanti e logoranti per il fisico.
Ci volle poco per concludere il tutto. È come per i corridori che quando intravedono il traguardo, danno tutto sè stessi per finire.
Si voltò per controllare la situazione. Tutto tranquillo. Ancora una volta il suo lavoro era finito nel migliore dei modi.
Si buttò per terra sulla schiena e si mise ad osservare il cielo. Il sole era calato rispetto a qualche ora prima. E le nuvole nel frattempo erano aumentate sospinte dal vento, formando diversi cumuli più grossi.
"Speriamo non si metta a piovere." si disse tra di sè. E nello stesso momento si alzò per incamminarsi verso casa, quasi volesse evitare la gufata che aveva appena pensato.
A casa lavò scrupolosamente le lame logore. I segni dei combattimenti e resti dei brandelli erano rimasti a ricordargli della lunga battaglia. Si spogliò e si lavò, per togliersi di dosso quell'odore così nauseabondo.
Una volta rimesso a nuovo scese dalla sua camera con i vestiti nuovi e puliti. Poi risalì in sella al suo destriero e si avviò verso la casa della sua compagna, che lo attendeva con impazienza. Era stanco, ma fortunatamente non distava troppo.
Lei gli aprì la porta, gli sorrise e lo fece entrare.
"Come va?" gli chiese.
"Fanculo, ne ho piene le balle di tagliare l'erba."
novembre 12th, 2009 - 21:35
Quanghy sei un mito, quando ho letto la risposta finale ho riso come un matto!